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La salute LGBTQ è un tabù?

Juno Obedin-Maliver, della Stanford University School of Medicine, in uno studio recentemente pubblicato, ha esaminato la presenza di argomenti specificil sulla salute delle persone LGBTQ nel corso di studi di 176 scuole di medicina nel Canada e negli Stati Uniti, e ha intervistato in proposito i presidi di queste facoltà.

photocredit: retiblea.it

I risultati della ricerca dimostrano che la media del tempo dedicato al mondo LGBTQ è di sole 5 ore. il 97% degli intervistati riporta di aver appreso l’istruzione di chiedere al paziente se ha rapporti sessuali con donne, uomini o entrambi quando si sta raccogliendo l’anamnesi. Solo il 62% afferma nell’intervista di aver studiato la differenza tra comportamento e identità, e il 21,2% dichiara di non conoscere la differenza.

Secondo l’autore “le persone lesbiche, gay e transgender confrontate con le persone eterosessuali e non transessuali hanno più probabilità di incontrare degli ostacoli nell’accedere ad appropriate cure mediche, e questo crea e incrementa la disparità“.

La presenza di tale disparità, purtroppo è una realtà concreta, che rende necessaria una corretta e completa formazione per gli studenti che devono poter rispondere in maniera adeguata e senza pregiudizi alle richieste dei pazienti LGBTQ. E’ fondamentale per un medico conoscere e comprendere l’intera gamma di comportamenti sessuali, perchè solo la conoscenza permette di indirizzare le adeguate cure psicosociali e mediche, rispondendo alle esigenze del paziente, e non a ciò che si crede giusto per lui.

Lo studio di Obedin-Maliver è importante non tanto perchè suggerisce l’inclusione nei corsi di formazioni di specifiche nozioni relative al mondo LGBTQ, ma perchè sottolinea l’importanza di una continua attenzione alla sessualità umana, al comportamento sessuale e alle implicazioni mediche associate.

A cura delle dott.sse Valeria Natali e Paola Biondi